Il linguaggio non verbale

Il linguaggio non verbale, cioè quello espresso dal nostro corpo, dalle nostre posture, rappresenta per il cane, acuto osservatore, la più importante forma di comunicazione sincera e reale. 
Il cane non solo è in grado di studiare attentamente il nostro volto ma anche di decodificare tutte le variazioni impercettibili che i nostri occhi, bocca e sopracciglia producono al variare del nostro umore e stato d’animo. 
Se la voce è gentile ma il nostro volto esprime rabbia, il cane non si avvicinerà a noi e se sarà costretto a farlo mostrerà fino in fondo il suo disagio. 
Il nostro corpo e le posizioni che assumiamo a seconda dell’umore rappresentano un libro aperto per il cane che fin da cucciolo impara a leggere e capire e quindi a reagire di conseguenza. 
Pararsi di fronte a un cane, stando con le spalle erette o peggio ancora proiettate in avanti, collo rigido e busto dritto può rappresentare per lui una sfida alla quale rispondere o dalla quale fuggire, al contrario andare incontro ad un cane facendo un piccolo semicerchio e magari girando lievemente la testa di lato viene interpretato da lui in modo amichevole. 

L’orientamento del corpo, così come quello dello sguardo aiutano il cane a comprendere quale direzione cerchiamo di comunicargli affinché ci possa seguire … un segnale posturale di richiamo efficace è quello di andare nella direzione opposta in cui si trova il cane per segnalargli che vogliamo che venga da noi; quindi ci segua…
La consapevolezza che non può esistere una relazione tra uomo e cane senza una chiara comunicazione, che permetta da un lato di decodificare in maniera univoca gli atteggiamenti fisici del cane associandoli ai suoi stati d’animo, e dall’altro di esplicitare come il cane legge le nostre posture e mimiche del volto, mi ha portato a chiedere ad una disegnatrice professionista di illustrare i vari stati d’animo mettendo in parallelo l’uomo ed il cane.


La paura nella postura

Body language of fear in dogs

La capacità di individuare nel cane uno stato di allerta che può sfociare in paura, è assolutamente essenziale nell’approccio col cane che non ci conosce, nell’avvicinamento di un cane con traumi sociali pregressi e nell’approssimazione di cani poco socializzati per i quali molti stimoli per noi famigliari sono al contrario per loro fonte di stress.
Ogni atto che comporta evitamento dello sguardo, allontanamento, ansimo, sbadiglio ripetuto, eccessivo atteggiamento remissivo, acquattamento, estrema circospezione e stereotipie motorie
( l’andare su e giù senza apparente tregua ) sono tutti segnali che devono essere codificati come di estremo disagio e di rimando al cane dobbiamo trasmettere calma, evitando l’avvicinamento da contatto, diversificando l’azione e rendendola interessante come il fingere di cercare in giro, stimolando la sua innata attitudine di ricerca ( istinto predatorio ) oppure offrendo a nostra volta dei segnali calmanti come il non guardare il cane in modo insistente evitando movimenti bruschi o toni della voce troppo alti. 
Se non si sa cosa fare, in questi casi, è MEGLIO NON FARE NULLA … la nostra inerzia sarà interpretata come calma indifferenza e questo nel linguaggio canino significa … “è tutto ok”.